Questioni di metrica dantesca nella trattatistica antica sulla poesia volgare
DOI:
https://doi.org/10.26034/fr.tenzone.2025.7151Parole chiave:
Dante Alighieri, Antonio da Tempo, canzone, terza rima, trattatistica metrica antica, third rhyme, ancient metrical treatises on vernacular poetryAbstract
Il saggio ha l'obiettivo di inquadrare alcune questioni relative al lessico e alla storia della metrica dantesca attraverso l'analisi di alcuni passi della Summa Artis Rithimici Vulgaris Dictaminis di Antonio da Tempo e delle opere da essa derivate, come il Trattato dei ritmi volgari di Gidino da Sommacampagna, il Compendium particulare Artis Ritmice in septem generibus dicendi di Francesco Baratella e le Institutioni di Mario Equicola. Dopo una prima panoramica per presentare i principali trattati metrici antichi sulla poesia volgare e le loro principali problematiche, il saggio si sviluppa fornendo un'analisi approfondita dei passi in cui queste opere nominano esplicitamente Dante e la sua lezione: dai capitoli dedicati alla terza rima, alle preziose indicazioni sul lessico della canzone, all’utilizzo che di alcuni versi della Commedia viene fatto per esemplificare il funzionamento di fenomeni come sinalefe e sineresi. La lettura comparata di questi brani permette di osservare, prescindendo dal De vulgari eloquentia e dalle moderne cognizioni metriche, l'evolversi di tali questioni di metrica dantesca nel corso dei primi secoli della nostra letteratura da un punto di vista privilegiato come quello dei trattati metrici antichi, per mettere in luce l'importanza di questi preziosissimi documenti anche nella prospettiva degli studi su Dante.
The essay aims at anlysing some issues related to lexicon and to the history of some Dante's metrical aspects through the analysis of some passages from Antonio da Tempo's Summa Artis Rithimici Vulgaris Dictaminis and the works derived from it, such as Gidino da Sommacampagna's Trattato dei ritmi volgari, Francesco Baratella's Compendium particulare Artis Ritmice in septem generibus dicendi, and Mario Equicola's Institutioni. After an initial overview to introduce the reader to the prinicpal ancient metrical treatises on vernacular poetry and their main problems, the essay develops by providing an in-depth analysis of the passages in which these works explicitly mention Dante and his lesson: from the chapters devoted to the third rhyme, to the valuable indications on the lexicon of the canzone, to the use that some verses of the Commedia is made to exemplify the functioning of phenomena such as synalephe and syneresis. The comparative reading of these passages makes it possible to observe, without any interference from the De vulgari eloquentia or modern metrical cognitions, the evolution of such issues of Dantean metrics during the first centuries of italian literature from such a privileged point of view as that of ancient metrical treatises, in order to highlight the importance of these invaluable documents also in the perspective of Dante's studies.
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